E’ stata Fondazione Serono ad annunciarlo sul suo portale: entro un anno, l’Istat pubblicherà un Registro sulla disabilità in cui confluiranno dati da più parti al fine di avere, finalmente, un quadro più preciso sullo stato della disabilità in Italia. Solo un quadro fatto di dati e numeri può legittimare le relative strategie da implementare, che si parli di autosufficienza, istruzione, lavoro o accessibilità.

Accogliamo la notizia con soddisfazione, che serve ad addolcire la delusione che tutti proviamo per il silenzio che regna attorno al Programma di Azione sulla disabilità di cui abbiamo parlato proprio qualche giorno fa. E ci viene in mente l’indagine FISH in cui si dimostra che il problema dei falsi invalidi tocca le nostre corde emotive, ma pochi di noi sanno con esattezza quanto costa alla collettività eseguire accertamenti di controllo. Ci viene in mente questo esempio perché l’emotività non supportata da dati non porta risultati tangibili. Anzi, spesso peggiora ed esaspera le difficili situazioni esistenti.

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Laurea in Scienze Politiche, poi un quindicennio di lavori disomogenei e frustranti a causa della mia disabilità uditiva grave. Ero per tutti un "bravo ragazzo", ma al momento di affidarmi un compito gli stessi giravano le spalle. Finalmente, grazie ad un concorso pubblico, arriva il posto fisso a tempo indeterminato come amministrativo in una azienda sanitaria. Fui assegnato al front office ospedaliero, mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Dopo alcuni anni veramente sofferti, la decisione di dimettersi: una decisione adulta, consapevole, serena. Quindi la scelta di essere un imprenditore per far diventare impresa il binomio che nella mia vita non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità. "Nulla su di noi senza di noi" non è solo lo splendido motto delle persone con disabilità, ma il messaggio di speranza che muove verso l' autodeterminazione.

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