All’indomani della Conferenza di Firenze eravamo usciti con questo post ricordando che, nella conferenza precedente (Bologna 2013), il Programma di azione era rimasto lettera morta. A molti mesi di distanza dalla Conferenza di Firenze (ottobre 2016), nulla è cambiato, come descrive bene Sara De Carli in un articolo su Vita che invitiamo a leggere per intero, specialmente per quanto riguarda i commenti di Carlo Giacobini, direttore di Handylex.

Davvero, ogni commento è superfluo. A cosa servono queste mega conferenze se poi la montagna partorisce il topolino? Da disabile, davvero, non posso che restare sbigottito. E il rumore delle mille attività e associazioni che spingono quotidianamente la persona con disabilità verso una posizione più degna nel mondo, mi appaiono come un quantitativo di forze ed energie che rischia di andare sprecato.

Non so quando e dove si terrà la prossima Conferenza, ma se non ci saranno cambi significativi e, come dice Gianpiero Griffo, si comincia a parlare di “azione” invece che di “programma”, dubito fortemente di essere presente.

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Laurea in Scienze Politiche, poi un quindicennio di lavori disomogenei e frustranti a causa della mia disabilità uditiva grave. Ero per tutti un "bravo ragazzo", ma al momento di affidarmi un compito gli stessi giravano le spalle. Finalmente, grazie ad un concorso pubblico, arriva il posto fisso a tempo indeterminato come amministrativo in una azienda sanitaria. Fui assegnato al front office ospedaliero, mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Dopo alcuni anni veramente sofferti, la decisione di dimettersi: una decisione adulta, consapevole, serena. Quindi la scelta di essere un imprenditore per far diventare impresa il binomio che nella mia vita non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità. "Nulla su di noi senza di noi" non è solo lo splendido motto delle persone con disabilità, ma il messaggio di speranza che muove verso l' autodeterminazione.

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