Ho conosciuto Antonio Spica diversi anni fa, a Roma, e subito mi diede l’impressione di una persona solare, positiva e propositiva. Abbiamo coltivato quella che, oggi, posso definire un’amicizia autentica. È da molto che desideravo dargli spazio nel nostro blog, poi un giorno arriva una sua mail con un filmato a sorpresa e ho capito che era arrivato il momento.

Antonio, presentati per i nostri lettori!

Siciliano di nascita e nel cuore, ho 40 anni e da 13 anni mi muovo in carrozzina a causa di un incidente in moto che mi ha causato una lesione midollare.  Subito dopo il mio incidente, che ha scosso le certezze della mia vita fino a quel momento, ho avuto subito visione chiara di cosa è per me la vita:

Una vita è un’opera d’arte e non c’è poesia più bella che viverla pienamente (G.B Clemenceau)

Di cosa ti occupi?

Sono socio di una cooperativa sociale a Roma e lavoro presso il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, dove nel mio gruppo di lavoro svolgiamo attività di collaborazione con gli uffici comunicazione, volontariato, sanitario, prevenzione, informazione e soccorso per le persone con disabilità in caso di calamità naturali. Sono anche presidente di Access Emotion, Associazione di promozione sociale sul turismo accessibile per le persone con disabilità e con esigenze specifiche.  Nostra mission è sensibilizzare l’opinione pubblica e chi lavora nella filiera turistica nell’accoglienza del turista con disabilità e dall’altra parte fornire informazioni precise e puntuali ai viaggiatori con disabilità e con esigenze specifiche. Sono anche consigliere nazionale ANGLAT per i diritti e la mobilità per le persone con disabilità.

Come sei riuscito a coniugare disabilità e lavoro?

La mia disabilità all’inizio mi preoccupava, perché ancora non conoscevo le mie capacità di autonomia, ma una volta conosciuta non mi sono mai posto problemi diversi da altre persone; mi sono dato sempre degli obiettivi e ho lavorato per raggiungerli. Sono una persona ambiziosa e tenace, questo atteggiamento mi ha aiutato nel coniugare lavoro e disabilità.

So che sei un grande sportivo… parlacene!

Ho sempre avuto la fissazioni per le sfide e di testare i miei limiti. Questi due aspetti sono fondamentali per uno sportivo. Ho praticato per diversi anni Handybike e negli ultimi tre anni invece mi sono dato al canottaggio perché adoro gli sport acquatici. Lo sport è importante, se non addirittura vitale; fa bene non solo al fisico o in particolare ai muscoli, ma anche allo stato d’animo. Lo sport ti fa socializzare, fa nascere amori e amicizie, lo sport è benessere; lo sport per me è soprattutto contatto con la natura.

Che consiglio daresti ad una persona che non ha ancora fatto la pace con la propria disabilità?

Non perdere l’opportunità di essere felice, dipende da te esserlo sempre e al meglio. Non guardare gli altri per deprimerti, ma impara da chi fa meglio di te e fai anche tu la tua parte, per te e per la tua vita. Non restare nella zona di comfort, ma guarda con una prospettiva aperta in avanti. L’importante è non perdere mai il desiderio, la voglia di crederci. E’ facile arrabbiarsi è prendersela con il mondo intero, chiudersi tra le quattro mura. La vita è un dono, e come tale va vissuta ed apprezzata non dimenticandosi di viverla col sorriso, sempre!

Parlaci dell’esperimento che ti ha visto ritornare in piedi…

Non ho mai smesso di credere che prima o poi ci fosse stato la possibilità di tornare a camminare anche grazie ad un ausilio tecnologico. Grazie al progetto del Centro ReWalk Roma ho realizzato questo sogno, indossando un esoscheletro robotico che permette a persone con lesioni spinali di alzarsi in piedi e camminare di nuovo.  Questo sistema non è un sostitutivo della carrozzina, ma una riabilitazione degli arti inferiori, un modo diverso di fare ginnastica integrata allo sport, e perché no, provare in queste sezioni di addestramento l’emozione di rialzarsi in piedi e fare due passi. Ho provato una grossa emozione quando è venuto il momento di alzarmi in piedi, mi mancava quasi l’aria, è stata una sensazione unica. Rivedermi in postura eretta mi ha fatto sorridere, non mi ricordavo così alto.


"Rivedermi in postura eretta mi ha fatto sorridere, non mi ricordavo così alto.!"
“Rivedermi in postura eretta mi ha fatto sorridere, non mi ricordavo così alto.!”

Un tuo sogno

Il mio primo sogno lo realizzo ogni giorno, essere grato alla vita e viverla!

 

 

 

 

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Laurea in Scienze Politiche, poi un quindicennio di lavori disomogenei e frustranti a causa della mia disabilità uditiva grave. Ero per tutti un "bravo ragazzo", ma al momento di affidarmi un compito gli stessi giravano le spalle. Finalmente, grazie ad un concorso pubblico, arriva il posto fisso a tempo indeterminato come amministrativo in una azienda sanitaria. Fui assegnato al front office ospedaliero, mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Dopo alcuni anni veramente sofferti, la decisione di dimettersi: una decisione adulta, consapevole, serena. Quindi la scelta di essere un imprenditore per far diventare impresa il binomio che nella mia vita non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità. "Nulla su di noi senza di noi" non è solo lo splendido motto delle persone con disabilità, ma il messaggio di speranza che muove verso l' autodeterminazione.

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