Riprendiamo integralmente questo articolo degli amici di Superando a firma del direttore di Condicio, Daniela Bucci, che, commentando il nuovo rapporto ISTAT sulla situazione del Paese, spiega in modo chiaro e documentato come sia indispensabile avere dati certi, o il più possibile certi, sulla disabilità in Italia: senza numeri, non possono essere implementate le migliori strategie di intervento, dalla scuola al lavoro, dall’auto sufficienza al “Dopo di noi”. Tutto questo, spiega la Bucci, si ripercuote sulla Convenzione ONU: come facciamo a capirne il grado di attuazione in Italia?

Si ricorda come la disabilità sia uno dei primi fattori di impoverimento delle famiglie, quindi si tratta di un tema molto impattante anche da un punto di vista economico. Una soluzione sarebbe quella, spiega sempre la direttrice di Condicio, di realizzare “un’anagrafe delle persone che hanno ricevuto una certificazione dalle commissioni pubbliche preposte all’accertamento degli stati invalidanti o della disabilità, su cui l’ISTAT e l’INPS hanno già avviato uno studio di fattibilità, di cui al momento non conosciamo i tempi di realizzazione”.

 

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Laurea in Scienze Politiche, poi un quindicennio di lavori disomogenei e frustranti a causa della mia disabilità uditiva grave. Ero per tutti un "bravo ragazzo", ma al momento di affidarmi un compito gli stessi giravano le spalle. Finalmente, grazie ad un concorso pubblico, arriva il posto fisso a tempo indeterminato come amministrativo in una azienda sanitaria. Fui assegnato al front office ospedaliero, mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Dopo alcuni anni veramente sofferti, la decisione di dimettersi: una decisione adulta, consapevole, serena. Quindi la scelta di essere un imprenditore per far diventare impresa il binomio che nella mia vita non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità. "Nulla su di noi senza di noi" non è solo lo splendido motto delle persone con disabilità, ma il messaggio di speranza che muove verso l' autodeterminazione.

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