Abbiamo già avuto modo di dare alcune indicazioni sulla compilazione generale del curriculum nei mesi scorsi; tuttavia, per dare una risposta alle domande e alle richieste dei nostri candidati, cercheremo di dare alcuni suggerimenti su come affrontare – nel cv e nel colloquio – alcuni aspetti critici del percorso di ciascuno.

Il tema più richiesto è senza dubbio la durata del corso di studi, aspetto su cui i recruiter puntano l’occhio, sia nella ricerca di persone appartenenti a categorie protette che non.

I pregiudizi che si palesano davanti ad un diploma conseguito in sette anni, o ad una laurea triennale ottenuta nel doppio del tempo, è che la risorsa sia poco avvezza allo studio, magari più orientata al divertimento che alla costruzione di un proprio percorso, incline al perder tempo, non focalizzata sui propri obiettivi, poco rigorosa o che non attribuisca importanza all’impegno personale nello studio, e via dicendo.

In realtà, i motivi per cui un corso di studi può durare più a lungo del previsto possono essere tanti, e diversi: c’è chi lavora di giorno e ha poche ore per studiare di sera, c’è chi deve mantenere o assistere un familiare e non ha modo di frequentare i corsi, c’è chi si scontra con problemi di salute, chi cambia indirizzo di laurea… Ecco che allora il ritardo nel conseguimento del titolo assume un altro aspetto e non diventa aprioristicamente elemento di giudizio negativo del candidato.

Noi che ci occupiamo di persone con disabilità sappiamo molto bene che, spesso, dietro a tempistiche più lunghe per il raggiungimento del diploma o della laurea, risiedono motivazioni legate ad aspetti di salute.

La durata degli studi è per tutti i recruiter, anche per noi di Jobmetoo, un aspetto su cui si indaga: ecco che un’indicazione chiara nel curriculum, o un breve accenno nella presentazione del profilo, può spiegare quello che appare come un punto di debolezza e non lasciare incertezze o, peggio, impressioni negative, ad una prima lettura del cv.

Può essere il caso di uno studente con problemi visivi, che impiega più tempo degli altri a studiare con lenti di ingrandimento su manuali cartacei, o ad apprendere tramite ascolto dei manuali, precendetemente scansionati, dal software vocale del computer; può essere il caso di chi deve temporaneamente sospendere gli studi per l’insorgere di una malattia e per dedicarsi alle cure; può essere il caso di chi si trova coinvolto in un incidente e deve affrontare esiti e riabilitazione…

La cosa importante da tenere a mente è che non si tratta di giustificare il ritardo, ma, ancora una volta, di spiegare chi siete, il vostro percorso, le vostre caratteristiche e le vostre necessità; inoltre, è anche un’ottima occasione per sottolineare il raggiungimento dell’obiettivo, nonostante le difficoltà che potreste avere incontrato.

Insomma, una laurea triennale conseguita in sei anni potrebbe lasciare perplesso il recruiter (specialmente se non abituato a selezionare persone con disabilità, che quindi di istinto non pensa che possano esserci motivazioni differenti e più specifiche): un breve accenno al, seppur faticoso, raggiungimento dell’obiettivo, trasforma un’apparente area di debolezza in un punto di forza.

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