151La noce è buonissima, mi piace molto e sicuramente è un frutto che piace a molti di voi! Eppure la noce è piuttosto particolare: a volte cerchiamo di aprirla con lo schiaccianoci, ma… non sempre ci riusciamo! E questa è l’immagine che mi sono fatta del dottorato di ricerca. Provo a spiegare bene cosa intenda.

E’ da sempre una mia ambizione accedere al mondo universitario attraverso un dottorato di ricerca (come? state dicendo che, essendo disabile, dovrei accontentarmi di meno? Beh, allora potete finire qui la vostra lettura!). Sto sperimentando sulla mia pelle di quanto sia chiuso questo mondo, che, anzi, dovrebbe essere aperto. Volontà e impegno non sempre vengono apprezzate e valorizzate. Già, ma come si manifesta questa chiusura i fin dei conti? Sicuramente mancano risorse economiche al fine di consentire ai giovani, disabili e non, l’accesso al dottorato di ricerca. Quando si sceglie di fare un dottorato di ricerca, bisogna entrare nell’idea che un simile percorso richiede ambizione e costanza, bisogna essere disposti a fare i conti con le difficoltà di ogni tipo. Trovare un docente appassionato che ci segua, riuscire a trovare uno spazio nonostante la forte competizione esistente tra gli aspiranti dottorandi (e questo è giusto che ci sia). Ma se una persona non trova né i fondi per finanziarsi il dottorato di ricerca né il docente disposto a supervisionare il progetto di ricerca, il dottorato non si può fare. Ci sono Paesi europei sicuramente più competitivi di altri, per esempio in Olanda di competizione ce n’è molta; perciò è molto difficile trovare i fondi per fare il dottorato, anche se il progetto è interessante e di buona qualità. In Italia, non essendo adeguati i fondi stanziati, ci sono molti ragazzi costretti ad abbandonare il dottorato, in quanto il percorso non è più sostenibile. Oppure non ci sono fondi a priori.

Tutto questo è molto più difficile in caso di disabilità, in quanto si pensa erroneamente che un disabile non possa accedere ad una carriera di alto livello e i suoi studi e qualifiche non vengono né valorizzati né riconosciuti. Il merito non viene considerato, ma si considera solo la disabilità. Questo è un grosso problema da abbattere attraverso la cultura dell’inclusione, l’educazione nelle scuole e un maggior investimento di risorse economiche per gli aspiranti dottorandi con e senza disabilità.

TITLE: Is getting a Ph.D really difficult as it sounds?

Hello everybody!

A walnut is tasty, I like it a lot and I’m sure many of you love it too! Yet, a walnut is a rather special fruit, it’s very hard, sometimes we try to crack it open with a nutcracker but… we can’t always do it! This is the picture I have of the academic Ph.D: I’ll try to explain what I mean.

It’s always been my ambition to be able to access it through a PhD course (what? Are you saying that, being disabled, I should be contented with less? Well, in this case there’s no point going on reading!). I’m myself experiencing how narrow-minded this world is, a world which, on the contrary, should be open. Goodwill and commitment are not always appreciated and valued. Well, how does this narrow-mindedness come to the surface, after all?

Certainly, there are not enough financial resources for young people, both with and without disabilities,  who wish to take a PhD.

When you choose to study for a PhD, you should realize that this career requires ambition and perseverance; you have to be prepared to face all kinds of difficulties. Finding a professor keen on following you, finding an opening for you in spite of the strong competition between the aspiring candidates for a doctor’s degree (and this is  right). But if you can’t find the resources to finance your PhD studies nor a professor who is willing to supervise the research project, then you can’t study for a PhD. There are countries in Europe which are more competitive than others: for instance, in the Netherlands competition is high, so it is really difficult to get the funds for a PhD, even if the project is high quality. In Italy the funds allocated are not adequate, so many young people must give up these studies. Or there are no a priori funds. All this is much more difficult if the prospective student has a disability as public opinion wrongly shares the view that a disabled person cannot have a high-level career and their studies and qualifications are not recognized, not to mention valued. There is no consideration for merit, what is considered is just the disability.  This is a view to change through a culture of inclusion, a different education at school  and a more sizeable investment of financial resources for aspiring PhD doctors with and without disabilities.

Condivisioni
Articolo precedenteAbbandoniamo il modello medico (ma anche sociale) della disabilità
Prossimo articoloA otto mesi dalla Conferenza di Firenze, dov’è il Programma di Azione per la disabilità?
Mi chiamo Arianna Colonello, sono una ragazza italiana, ed attualmente vivo in Olanda, per motivi di studio. Attualmente sto studiando, al fine di conseguire un Master in diritto Europeo, con specializzazione in diritti umani ed migrazione, presso la Radboud University (Nijmegen, The Netherlands). Inoltre sono stata selezionata, come Student Ambassador, da parte di StudyPortals. Il fine di questo programma è quello di incoraggiare gli studenti a studiare all’estero. Il mio sogno al conseguimento del mio Master è quello di proseguire gli studi con un dottorato di ricerca sui diritti dei disabili. L’esperienza olandese è la mia seconda esperienza estera. La mia precedente esperienza si è svolta al Parlamento Europeo, dove ho svolto un tirocinio nella sede di Bruxelles. Mi sono occupata di ricerca per la protezione dei diritti dei disabili, mi sono occupata altresì di organizzare, assieme ad un Parlamentare Europeo ed il suo assistente, un evento legato alla disabilità ed il mondo del lavoro. Il mio sogno è quello di diventare una persona socialmente influente per aiutare gli altri ad avere un ruolo sociale. Mi piace tantissimo creare, scrivere, leggere, viaggiare, imparare, studiare. Inoltre sono ipovedente dalla nascita, ma la mia disabilità non mi impedisce di sognare ed essere me stessa.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here