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È impossibile non comunicare

L’incipit del post riprende il primo dei cinque assiomi indicati dalla scuola di Palo Alto, di cui uno dei maggiori esponenti fu Paul Watzlawick: qualsiasi nostra azione è una forma di comunicazione. Uno sguardo, un movimento del corpo, un gesto, anche un silenzio: sono tutte forme di comunicazione.

La comunicazione ha un fine e un senso quando i codici trasmessi sono decifrati nella maniera corretta: l’italiano, ad esempio, è un codice, che acquista un significato quando è compreso, ad esempio due persone che comunicano utilizzando l’italiano. Nel caso l’italiano venisse utilizzato come codice comunicativo tra un inglese e una persona italiana, la comunicazione non avrebbe senso e le parti non capirebbero.

Se eleviamo questo concetto al mondo della disabilità, scopriamo che i codici comunicativi sono tanti e ancora non tutti sono stati compresi: un suono ha un significato preciso per una persona affetta da sindrome di Down, un movimento degli occhi indica un’azione nella persona tetraplegica… e così via nelle altre disabilità.

Una delle disabilità con le quali è più difficile comunicare è l’autismo, specialmente se le persone affette sono dei bambini: la persona vive nel suo mondo, con dei codici comportamentali e di linguaggio propri, di espressioni e di routine, spesso compulsive ma tranquillizzanti per la persona.

Elle Notbohm individua 10 elementi fondamentali per la comunicazione di un bambino autistico: è importante capire che ogni persona con cui ci relazioniamo ha una propria storia, background e unicità; facciamo uno sforzo che diventerà una virtù: ascoltiamo, osserviamo e rispettiamo sempre chi abbiamo difronte, farà bene a chi viene ascoltato e anche a noi!

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Laurea in Scienze Politiche, poi un quindicennio di lavori disomogenei e frustranti a causa della mia disabilità uditiva grave. Ero per tutti un "bravo ragazzo", ma al momento di affidarmi un compito gli stessi giravano le spalle. Finalmente, grazie ad un concorso pubblico, arriva il posto fisso a tempo indeterminato come amministrativo in una azienda sanitaria. Fui assegnato al front office ospedaliero, mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Dopo alcuni anni veramente sofferti, la decisione di dimettersi: una decisione adulta, consapevole, serena. Quindi la scelta di essere un imprenditore per far diventare impresa il binomio che nella mia vita non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità. "Nulla su di noi senza di noi" non è solo lo splendido motto delle persone con disabilità, ma il messaggio di speranza che muove verso l' autodeterminazione.

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