economia_della_disabilita

In genere scrivo su queste pagine per parlare di tecnologie o di accessibilità, ma stavolta mi concedo una piccola variazione sul tema, per avventurarmi in una disciplina che mi affascina, per quanto io abbia seguito tutt’altro percorso di studi. Si tratta dell’Economia (quella con la E maiuscola, mi vien da dire) e in particolare dell’applicazione di un modo di pensare “da economisti” al tema della disabilità in azienda.

Il motivo per parlarne viene dal fatto che nel maggio scorso ho conosciuto Guido Migliaccio, professore associato di Economia aziendale e Ragioneria presso l’Università degli Studi del Sannio, mentre ero a Torino per partecipare ad un convegno internazionale sul tema dell’accessibilità della formazione universitaria. Recentemente l’ho incontrato di nuovo, ad un altro convegno, che si è svolto a Milano il 25 novembre scorso e dove si è parlato tanto di Disability Management. In entrambi gli eventi ho assistito agli interventi di Guido Migliaccio, che ho trovato davvero molto interessanti. Così, con il suo benestare, provo a fare una sintesi dei concetti sui quali l‘ho sentito insistere.

Prima di tutto è significativo notare come in Italia ci siano pochissimi studi sul tema del Disability Management. È un argomento forse considerato ancora di nicchia, ma fortemente legato ad un’idea di nuovo welfare che si sta affermando in una società dove la disabilità ha un’incidenza crescente e le risorse pubbliche diminuiscono.

Secondo il prof. Migliaccio esistono – e sono innegabili – delle “negatività” economiche, quali la necessità di adattare le strutture e gli strumenti software per superare le barriere di accessibilità, di fornire formazione specifica al personale, di garantire l’assistenza sanitaria e la sicurezza, o l’aumento di casi di assenza o addirittura di interruzioni di rapporti di lavoro. Questi elementi determinano, nel complesso, una riduzione dell’efficienza. Ma esistono anche, e per fortuna, delle positività economiche legate alla disabilità, tipicamente connesse alle relazioni tra i lavoratori con disabilità e il contesto produttivo in cui si trovano.

L’ambiente lavorativo può diventare più creativo, motivante e responsabilizzante, così come può ridursi la conflittualità. Anche la disposizione verso le tecnologie cambia, aprendosi a una maggiore sensibilità per l’innovazione e a una conseguente riduzione dei rischi di obsolescenza delle strutture e di inefficienze tecniche. Si crea, in poche parole, una cultura favorevole all’innovazione, a cui si aggiunge un migliore adempimento degli obblighi di legge e, perché no, anche un beneficio per l’immagine dell’azienda nel suo complesso. Insomma, a conti fatti, ad un livello micro-economico le positività possono superare le negatività, con un aumento della produttività complessiva.

Qualcosa di simile succede anche ad un livello macro-economico dove, a fronte di costi anche ingenti per la società, il disability management produce ricchezza laddove riesce a reintegrare in un sistema produttivo persone che sarebbero altrimenti lasciate ai margini. Questo include anche i familiari, che possono dedicarsi con maggiore serenità alle proprie professioni.

Insomma, includere persone con disabilità in contesti lavorativi è “costoso”, in termini economici generali, ma questo onere sembra essere ben bilanciato. Soprattutto se, come ho sentito dire sempre a Guido Migliaccio, ci preoccupiamo di aumentare il nostro FIL, ovvero l’indice di Felicità Interna Lorda.

Per possibili approfondimenti:

  • Gerardino Metallo, Paolo Ricci e Guido Migliaccio, La risorsa umana “diversamente abile” nell’economia dell’azie Disability management e accountability, Giappichelli, Torino, 2009.
  • “Il bilancio tangibile e intangibile dell’inclusione”, in Fabio Dovigo, Clara Favella, Francesca Gasparini, Anna Pietrocarlo, Vincenza Rocco, Emanuela Zappella (a cura di), Atti del Convegno internazionale Bisogni Educativi Speciali e Pratiche Inclusive. Una prospettiva internazionale, Università degli Studi di Bergamo, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, 23-24 ottobre 2014. Paper accettato e discusso. Pubblicazione in Bergamo, 2015; ISBN: 978-88-940721-0-5; da 118 a pag. 123 (6 pagine). Atti integrali dal sito: http://www.unibg.it/struttura/en_struttura.asp?cerca=en_dsus_bespi2014_call
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Laureato in Editoria Multimediale a Bergamo, con una tesi sul rapporto tra tecnologie e disabilità, ho conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Milano Bicocca. Mi occupo di ricerca sulle tematiche dell’accessibilità, delle tecnologie per la didattica e della lettura digitale. Sono spesso formatore in corsi rivolti a insegnanti, bibliotecari o in generale a persone curiose che vogliono aggiornarsi rispetto alle possibilità offerte dalla tecnologia per semplificare la vita di tutti i giorni.

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