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È da sempre il nostro biglietto da visita: nella valutazione di un professionista, la disabilità rappresenta una parte importante, non preponderante. Questo vuol dire, in parole semplici, che insieme all’analisi delle competenze e delle potenzialità dei candidati, c’è anche il tema dell’handicap, visto non tanto come condizione in sé quanto come elemento che completa la conoscenza del lavoratore e che invita ad una riflessione più ampia in merito alla sua collocabilità. Parliamo quindi di accessibilità, di reale compatibilità con una mansione specifica, di possibilità di carriera, e così via.

In altre parole, la disabilità diventa una voce, un campo di analisi: vogliamo quindi contribuire, attraverso l’attività di Jobmetoo e in concordanza con i principi che ispirano la Convenzione ONU, a posizionare la disabilità in un contesto più moderno e adeguato. E quando si parla di disabilità, prima di tutto si deve parlare di relazione, di possesso di quegli strumenti che ci consentono di capire come muoverci in presenza di una persona disabile. Quando questa persona disabile lavora con noi, il discorso diventa sicuramente più complesso: l’aspetto relazionale diventa il primo fondamento per tutto ciò che di positivo potrà avvenire.

È per questa ragione che, cogliendo anche l’occasione fornita dal web quale mezzo che abbatte barriere e consente la condivisione di conoscenze, continua, sempre più forte, la partnership tra Jobmetoo e Milano Accogliente, iniziata l’anno scorso. Eliminare le barriere culturali e percettive è importante quanto abbattere quelle architettoniche.

Nel corso della nostra attività di ricerca e selezione, ci rendiamo sempre più conto di quanto sia necessario abbattere le barriere culturali, che nella maggioranza dei casi non dipendono assolutamente da una scelta volontaria, ma da una reale mancanza di informazioni chiare in merito. Come devo comportarmi se ho davanti a me, o per meglio dire se ho un collega che non vede, che non sente, che ha una disabilità fisica o motoria, intellettiva o mentale? Le dispense di Milano Accogliente hanno proprio lo scopo di fornire in modo semplice e divertente le istruzioni migliori per affrontare caso per caso. Alla fine di ogni lezione, un pratico test di autovalutazione ci aiuterà a capire il grado di assimilazione dei contenuti.

L’aspetto relazionale, però, non è mai unilaterale e interessa entrambe le parti. Così, anche la persona con disabilità è chiamata a pensare sé stessa, e quindi a farsi pensare e percepire come una persona alla pari con gli altri. Sotto l’ombrellone, dopo aver consultato le dispense di Milano Accogliente, suggerisco un libro entusiasmante, scritto da una persona disabile, Giorgio Terruccidoro: nel suo “Non solo handicap” si sofferma proprio sull’importanza della relazione quale prima barriera da abbattere. In pratica si tratta dello stesso messaggio, visto da due poli opposti.

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Laurea in Scienze Politiche, poi un quindicennio di lavori disomogenei e frustranti a causa della mia disabilità uditiva grave. Ero per tutti un "bravo ragazzo", ma al momento di affidarmi un compito gli stessi giravano le spalle. Finalmente, grazie ad un concorso pubblico, arriva il posto fisso a tempo indeterminato come amministrativo in una azienda sanitaria. Fui assegnato al front office ospedaliero, mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Dopo alcuni anni veramente sofferti, la decisione di dimettersi: una decisione adulta, consapevole, serena. Quindi la scelta di essere un imprenditore per far diventare impresa il binomio che nella mia vita non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità. "Nulla su di noi senza di noi" non è solo lo splendido motto delle persone con disabilità, ma il messaggio di speranza che muove verso l' autodeterminazione.

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