templegrandin

“C’è bisogno di dare molta più enfasi a ciò che la persona può fare, piuttosto che a ciò che non può fare”
“L’autismo è una parte di ciò che sono”
“Ci sono state persone nella mia vita che hanno creduto tanto in me”
“La cosa più importante che la gente ha fatto per me è stata quella di espormi verso cose nuove”
“Non è mai troppo tardi per espandere la mente di una persona nello spettro autistico”
“Se non avessi il mio lavoro, non avrei avuto la mia vita”

Non ci sarebbe molto da aggiungere a questi pensieri raccolti nel libro Emergence: Labeled Autistic, in cui l’autrice Temple Grandin racconta la straordinaria storia della sua vita.
Temple Grandin è una delle più famose personalità con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) nella sua variante ad alto funzionamento detta Sindrome di Asperger. Il suo libro ha sbalordito il mondo perché, fino alla sua pubblicazione, la maggior parte dei professionisti e dei genitori davano per scontato che una diagnosi di autismo fosse praticamente una condanna a morte per la realizzazione o alla produttività nella vita.
Raccontiamo brevemente la sua storia perché rappresenta, a nostro avviso, un esempio straordinario di quanto la valorizzazione delle capacità di ogni persona possa favorire la piena realizzazione individuale e la piena partecipazione alla vita sociale.
Temple è nata negli anni 50, in un periodo in cui la sindrome autistica era relativamente poco conosciuta. Questo rende la sua storia ancora più stupefacente. Nonostante fosse considerata “strana” durante gli anni della scuola, Temple è riuscita a trovare persone che hanno riconosciuto i suoi interessi e capacità. Anche grazie al loro aiuto è riuscita a potenziare il suo talento in una carriera di successo. Attualmente lavora come professore di Scienze Animali presso la Colorado State University ed è molto nota anche per la sua attività di progettista di attrezzature per il bestiame.
In un recente TED Talk, Temple parla di come funziona la sua mente, della sua capacità di “pensare per immagini”, una capacità che l’ha aiutata a risolvere i problemi che il cervello dei neurotipici potrebbe non essere in grado di risolvere. Secondo Temple il suo successo lavorativo dipende proprio dalla sua condizione di autistica. È a partire da tale condizione, infatti, che riesce a soffermarsi su dettagli minutissimi ed è in grado di utilizzare la memoria visuale come fosse un supporto audiovisivo, sperimentando mentalmente le diverse soluzioni da adottare.

Temple sottolinea come il mondo abbia bisogno di persone nello spettro autistico e di come il mondo abbia bisogno di tutte le menti.
La storia di Temple scardina i concetti di “disordine, disturbo, deficit” ed enfatizza quelli di riconoscimento e valorizzazione delle specificità di ognuno. E’ fondamentale portare avanti il messaggio che ognuno di noi ha un particolare e peculiare modo di apprendere, di pensare, di interagire. La piena inclusione di ognuno alla vita sociale, affettiva, lavorativa, educativa può avvenire solo grazie alla valorizzazione delle differenze.

PS: per chi fosse interessato, è stato realizzato anche un film sulla vita di Temple Grandin, ecco il trailer

 

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Caterina Bembich, Marilina Mastrogiuseppe e Francesca Postiglione, sono tre ricercatrici che, incrociando i propri destini nel proprio percorso di studi, hanno deciso di condividere un sogno: applicare i risultati delle ricerche nell’ambito delle Scienze Cognitive, della Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione per sviluppare strumenti tecnologici utili per la crescita di ogni bambino e consentire ad ognuno un pari accesso all’apprendimento. Per questo motivo hanno ideato Play for Inclusion. Play for inclusion è un progetto dell’associazione di promozione sociale “Diparipasso”, che nasce con l’obiettivo di applicare i risultati della ricerca per sviluppare strumenti che devono rispecchiare il valore dell’inclusione, devono cioè riuscire a valorizzare le competenze, le caratteristiche e le possibilità di ognuno, al fine di fornire pari opportunità di apprendimento a tutti; strumenti educativi che valorizzino le differenze, portando avanti l’idea che i contesti scolastici e sociali debbano necessariamente essere inclusivi e assicurare pari opportunità di apprendimento a tutti.

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