1919Questa volta diamo spazio ad Ilaria, che ci racconta molto della sua vita e che contiene messaggi di gran valore per tutti noi. Il combattere per degli ideali, metterci la faccia, come dice lei stessa, fino ad affrontare un tema caldo come quello del cyberbullismo. Senza tralasciare aspetti importanti come gli affetti e l’amore. Ma vediamo da vicino la sua storia.

Ilaria, raccontaci di te!

Mi chiamo Ilaria Bidini , 31 anni, residente ad Arezzo. Sono nata con una particolare patologia genetica chiamata Osteogenesi Imperfetta, che mi accompagna fin dalla nascita per cui diciamo che me ne “ricordo” solo quando mi faccio male o cado… ma per fortuna succede molto raramente! Vivo con la mia famiglia e il mio cagnolino Red che nonostante sia un Chihuahua si crede un leone. Sono fidanzata da tre anni con Federico, un ragazzo normodotato di un paese vicino a Cecina. Con lui mi trovo molto bene e dopo oltre 5 anni di sofferenza con un altro ragazzo, ho finalmente trovato la mia seconda metà. Federico ed io siamo molto simili, come me è un creativo, un artista, è dolce e non si è fatto nessun problema né ad approcciarsi con me né a fidanzarsi con me. Anzi, spesso mi ha aiutato nelle mie battaglie e progetti e per me è prezioso, in tutti i sensi. Quando ci siamo incontrati è stato come se lo conoscessi da sempre e anche il suo babbo mi ha accettato sin da subito, a differenza della mia precedente relazione.

Una bella immagine di Federico e Ilaria

Cosa fai nella vita?

Attualmente studio all’Università nel settore “Scienze dell’Educazione e della Formazione“, sono all’ultimo anno e se tutto va bene (speriamo!) a luglio dovrei riuscire a laurearmi. Ho lavorato per ben 7 anni e mezzo in un Centro dove erano ricoverati pazienti con vari tipi di malattie tra cui Alzheimer e Parkinson, ma anche persone in stato vegetativo; di mansione ero sia centralinista che segretaria ma mi dedicavo anche a lavori di magazzino e altro ancora. A parte lo studio però mi dedico a molte altre cose, sono piena di interessi e sono molto eclettica. Amo i film, i videogiochi, leggere, scrivere, di recente mi sono appassionata alla cucina. Ho inoltre un canale Youtube dove cerco di affrontare argomenti riguardanti il mondo della disabilità, tra cui le barriere mentali e le barriere architettoniche. Qui ad Arezzo proprio per questa mia battaglia sono molto conosciuta, soprattutto dai media e dalla giunta comunale. Qualche anno fa ho invitato l’ex allora sindaco Giuseppe Fanfani a prendere un caffè con me per parlare assieme della situazione barriere architettoniche di Arezzo. Sono molto attiva in questo campo, ma mi definisco autodidatta e non sono mai stata appoggiata da nessuna associazione.

Le tue battaglie?

Le mie battaglie sono iniziate diversi anni fa, nel lontano 2010 dove feci la mia prima protesta, piuttosto blanda, armata di megafono per le strade del Centro Storico di Arezzo; protesta che però non ha ottenuto grandi risultati e così decisi dopo un po’ di tempo di provare a “metterci la faccia” aprendo il mio canale Youtube. Ma le mie battaglie vanno oltre, ho infatti partecipato a Wikidays, un evento con bambini e adolescenti per parlare insieme della disabilità, cercando di condire il tutto con una sana dose di ironia e umorismo ed è stato un grande successo. Ho tenuto inoltre diverse conferenze e ho girato assieme a Daniele Bonarini e all’Associazione onlus Poti – Pictures un cortometraggio dal titolo “Come se…” vincitore di vari premi all’estero e in Italia. Assieme al giornalista Saverio Tommasi di Fanpage abbiamo girato vari video, tra questi uno sulla nostra coppia che ha ricevuto però molte critiche ed offese da parte di presunti personaggi su Youtube anonimi.

Sei stata vittima di bullismo, ne vuoi parlare ai nostri lettori?

Sì, è vero, proprio di recente siccome sono stata vittima (e lo sono tuttora) di offese e molestie da parte di ignoti ho deciso di avviare una campagna contro il Cyberbullismo e il bullismo stessi, aprendo sia una petizione su internet che un gruppo su Facebook che tuttora conta già più di 100 iscritti.

Alla luce del paradigma della Convenzione Onu, come vedi tu la disabilità?

Credo che ci sia ancora molto da lavorare su questo argomento e che non sia ancora sufficientemente trattato, anzi spesso se ne parla in maniera superficiale e con ignoranza. Io credo che innanzitutto prima di occuparci delle barriere architettoniche dovremo pensare di abbattere le barriere mentali, perché pregiudizi e stereotipi sono molto più difficili da distruggere, soprattutto considerato quanto ancora si parli poco e in maniera corretta della disabilità. Spesso e volentieri la persona disabile viene vista o come un eroe che fa cose straordinarie oppure viene compatita. A mio avviso tutto questo non fa che distorcere l’idea della disabilità. Un altro argomento che bisognerebbe affrontare inoltre e di cui non si parla mai è la sessualità e la disabilità oltre all’affettività. Si crede che le persone disabili siano una sorta di angeli asessuati, che non hanno desideri o fantasie. Niente di più sbagliato. Dovremo lavorare su questo, ad esempio con conferenze nelle scuole, creando eventi, manifestazioni ad hoc.

Un sogno per il futuro, il tuo e non solo

Siccome sono una sognatrice e una rivoluzionaria ho tanti sogni nel cassetto e non. Vorrei andare a vivere con il mio fidanzato ed essere entrambi professionalmente realizzati. Tra i sogni inoltre c’è la laurea che spero davvero di ottenere a breve per poter così diventare “Educatore Sociale” e mi auguro di pubblicare il mio libro “Io e la mia normale disabilità – la mia vita è un film”. Oltre a questi sogni personali, sogno una città, un mondo migliore e soprattutto a misura di TUTTI!

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Laurea in Scienze Politiche, poi un quindicennio di lavori disomogenei e frustranti a causa della mia disabilità uditiva grave. Ero per tutti un "bravo ragazzo", ma al momento di affidarmi un compito gli stessi giravano le spalle. Finalmente, grazie ad un concorso pubblico, arriva il posto fisso a tempo indeterminato come amministrativo in una azienda sanitaria. Fui assegnato al front office ospedaliero, mansione del tutto incompatibile con la mia sordità. Dopo alcuni anni veramente sofferti, la decisione di dimettersi: una decisione adulta, consapevole, serena. Quindi la scelta di essere un imprenditore per far diventare impresa il binomio che nella mia vita non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità. "Nulla su di noi senza di noi" non è solo lo splendido motto delle persone con disabilità, ma il messaggio di speranza che muove verso l' autodeterminazione.

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